Arrivi seguendo un eco e l'attore principale sei tu. Io sono il costone sferzato dal vento, il declivio silenzioso , il baratro avvolto nella canicola. L’eco sarà il tuo parto. Fantasia, emozione nella tua vita gioiosa, faticosa, armoniosa . L' eco della tua unicità. Quindi, benvenuto: con la tua presenza animi un cristallo sfavillante di solitaria bellezza. Adesso le alternative sono proseguire o andare. Se prosegui l'eco ti porterà lontano, se vai l'eco ti porterà lontano.
giovedì 22 luglio 2010
Clangore di scambi
Piove a dirotto, l'intercity per Milano è fermo a Livorno per un fulmine. Un ferroviere ci comunica la partenza di un interregionale che avrebbe però percorso un altro itinerario . Prendo l'occasione al volo e salgo su una vettura di certo meno confortevole ma sicuramente utile a questo famoso ingegnere che si appresta a presentare il suo ambizioso progetto: un misto di ardimento ingegneristico e provocazione socio-politica: la costruzione più alta del mondo! Non gli arabi ma noi occidentali saremmo stati i detentori dell' edificio più imponente del globo. Vi avrebbero lavorato operai di tutte le razze e di ogni credo religioso. Mi reco a Milano, subito, per un imprimatur quasi scontato e poi, alla volta delle Americhe. Una giovane capotreno asciutta nonostante il violento nubifragio in corso mi accoglie nel vagone in cui salgo; si scusa per il fatto che io debba viaggiare in una categoria inferiore...non sa se potrò chiedere il rimborso. Mi guarda sorridente, e mentre scruta il biglietto è come se scrutasse non solo la validità del titolo di viaggio ma un qualche cosa che ha notato in me, un qualche cosa che mi ha sorpreso stamattina appena alzato ma che ho voluto relegare in un angolo chiuso della mia anima. Comunque non è proprio il caso di fare i romantici o gli idealisti oggi. Mi accomodo meglio sul sedile, accendo il portatile: credo sia meglio concentrarmi sugli ultimi dettagli della mia relazione. Che notte nera! I lampi, il nubifragio, i tuoni assordanti. Il dolce dondolio del treno mi culla, il ritmico rumore delle rotaie mi acquieta, la vettura che entra nelle lunghe e protettive gallerie....,le palpebre si appesantiscono; il dormiveglia accarezza la mia anima confusa da mille calcoli frammisti a voci fruscianti di operai francesi; parole cadenzate, vocali aperte e allungate di giovani ragazzi palermitani dai belli occhi verdi. Uno scalpellino dal colorito bronzeo e dal corpo d'avorio lavora cantando una karmica filastrocca mentre un corpulento e rubizzo omone tira su sacchi enormi di cemento tra canti di pirati affamati di ori. E la torre di cuori e menti sale, sale, sale, forte simbolo di potere, enorme monolito della superbia. Socchiudo gli occhi in un alba apocalittica. Gli operai ora sono litigiosi, le voci concitate, odore di sangue, rumori di ferraglia: una grande battaglia a suon di enormi spade. No...è il treno che sferraglia su una serie di scambi; il monolito crolla tra dolore di mamme e risate di uomini che fumano pipe. Intravedo un cartello: Arquata Scrivia. E' ormai giorno: apro il finestrino, l'aria è frizzante e buona, c'è un grande arcobaleno. Scendo. Oggi è il vero grande giorno, quello per il quale ho lavorato tutta una vita, per il quale ho sacrificato vecchie passioni, una donna, un foulard rosso profumato di legno di sandalo, la voglia di avere una figlia delicata come quella che ha guardato oltre il mio biglietto. Al bar una donna di una bellezza antica mi sorride. Attendeva me ormai da anni….ma questa è un'altra storia.
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