mercoledì 28 luglio 2010

L 'Eco di Cappuccetto Rosso



Adesso sono passati molti anni e questo tipo di scrittura, di fantasticare e di giocare con gli echi dell'anima non sono più confacenti alla mia persona ma non bisogna mai rinnegare ciò che ha fatto vibrare anche minimamente una corda. Quindi ecco l' Eco di Cappuccetto Rosso!!.

Lei era una piccola capobanda e se ne andava in giro con un gruppetto di delinquenti imberbi armati di Umts e di staelliti spargendo terrore tra gli internauti. Un giorno, dopo aver fatto il giro delle web-tv, piccoli bugigattoli con le luci al neon e pareti mai immacolate, vide il sole gonfio di sangue che schizzava all’intorno e decise di affidarsi allo scatenarsi incontrollabile di una centrifuga impazzita, quella del sesso che odorava d’animali scuoiati, di mare e di teste di pesce e di conigli disumanamente sgozzati. Con un clic abbandonò la banda e seguì il miagolare coolor vinaccia di gatti crollati da chissà quale cornicione. Cammina e cammina, il piccolo Cappuccetto Rosso, si trovò in un grande giardino di città straripante d’orchidee dischiuse come ventri invitanti, byte dalla tortuosità polipesca, lentigginose bistecche, fiori carnivori, forse anche cannibali, con quel loro quaresimale fascino coinvolgente, e una grossa gabbia con migliaia di galline. Arrivò un suonatore di mariachi, con la chitarra, la faccia innocente, un po’ di talento, un po’ di speranza. Ma è una speranza infondata. Lei non è in attesa del suo amore. Il mariachi ha nel suo contenitore un arsenale di armi automatiche. E’ una speranza infondata. Non la voluttà ma il sesso si è sprigionato qui, vicino alla gabbia con le galline, in questo odore di pollaio, qui nel cuore di una città cresciuta senza un albero…

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